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1. La vita e la figura scientifica di Vallisneri
Il modello del sapere, nel Settecento, non aveva subito quel processo
di specializzazione alla quale oggi siamo abituati, ma si presentava
ancora largamente unitario. Le differenti conoscenze umane andavano
a costituire una cultura complessa ed interrelata, dove le distinzioni
disciplinari avevano un senso assai limitato e dove, spesso, proprio
dai punti di connessione e di confronto dei diversi aspetti del
sapere gli studiosi traevano maggiori stimoli e strumenti per procedere
nella ricerca. Non a caso il Settecento fu l'ultimo periodo storico
nel quale si ebbe modo di avere studiosi impegnati nella ricerca
su molteplici fronti disciplinari e, per alcuni, come accadde per
Leibniz - che fu in rapporti di collaborazione con Vallisneri attraverso
la mediazione di Bourguet - sulla loro quasi totalità. Vallisneri
non si discostò da questo modello e, quantunque non abbia coltivato
un complesso di discipline così esteso come quello leibniziano,
tuttavia non mancò di sviluppare un campo di interessi assai vasto,
fondamentalmente centrato sul complesso delle scienze naturali,
ma non solo, che spaziò dall'anatomia comparata alla medicina, dall'embriologia
alla filosofia, dall'entomologia alla geologia, dalla biologia all'erudizione,
dalla botanica alla lessicografia, avendo impegnato notevoli energie,
nella parte finale della sua vita, anche nella riflessione linguistica
e nello sforzo di definire un lessico scientifico atto ad integrare
le lacune del Dizionario della Crusca, da lui giudicato assai carente
in questo settore.La prima formazione vallisneriana seguì la via
tradizionale, riservata ai figli delle migliori famiglie del tempo,
ed ebbe luogo nel Collegio gesuitico di Modena dal 1679 al 1682,
dove acquisì la base della sua solida conoscenza della lingua e
dei classici latini, che l'avrebbe accompagnato per tutta la vita,
come, anche, l'indispensabile premessa a quella che sarebbe stata
la sua intensa frequentazione dei classici della lingua volgare
e della sua piena padronanza della lingua italiana.
Nel 1683 passò all'Università di Bologna, dove venne a contatto, come egli
stesso dichiarò nella sua autobiografia, con le tesi corpuscolaristiche
e con quelle cartesiane, ma soprattutto con lo sperimentalismo galileiano,
esigenza assai viva fra i più noti studiosi di quell'ambiente, sia per i
legami che univano personalmente questi ultimi all'esperienza dell'Accademia
del Cimento, sia per la forte presenza del pensiero baconiano, che, come
ha chiaramente mostrato in numerosi studi Marta Cavazza, venne integrato
con quello galileiano, al fine di eliminarne le pericolose potenzialità
metafisiche che avevano portato al processo ed alla condanna dello scienziato
pisano.
Il maestro indiscusso di Vallisneri in quegli anni
fu certamente Malpighi, al cui insegnamento non avrebbe poi mai smesso
di richiamarsi, anche se non mancò di seguire i corsi di altri docenti
di quell'Università, fra i quali anche quelli - ma nascostamente, per
non offendere il proprio maestro - di Sbaraglia, in quel momento il più
noto esponente della medicina tradizionale, allora in polemica aperta
con Malpighi.
Laureatosi nel 1685 nel Collegio di Reggio, passò
a far pratica a Venezia, Padova e Parma, dove rimase sino al 1687,
e dove, a Venezia, seguì Jacopo Grandi e Lodovico Testi e, a Parma,
Giuseppe Pompeo Sacco. Dopo questo periodo si ristabilì in patria,
esercitando la professione in diverse condotte e, nel contempo,
dando vita ad una stagione di intensissime osservazioni naturalistiche,
testimoniate dai voluminosi e numerosi giornali manoscritti di osservazioni,
oggi conservati presso la Biblioteca Estense di Modena. I suoi principali
interessi andarono in quegli anni agli studi entomologici, giungendo
a pubblicare, rispettivamente nel 1696 e nel 1700, sul primo e sul
terzo volume de "La Galleria di Minerva", i Dialoghi sopra la curiosa
origine di Molti Insetti. In quest'opera, organizzata nella forma
di un dialogo fra Malpighi e Plinio, Vallisneri riprese la polemica
della scuola medica galileiana contro le tesi biologiche aristoteliche
e, in particolare, la battaglia di Redi contro la tesi della generazione
spontanea degli animali inferiori dalla materia in decomposizione,
portandone concezioni ed argomentazioni ad un livello teoricamente
e sperimentalmente di maggiore evoluzione e risoluzione. Sul piano
filosofico risulta significativa la presa di posizione contro la
riduzione ad automi degli animali compiuta dalla riflessione cartesiana,
che Vallisneri mise in discussione richiamandosi agli aggiornamenti
di quella teorizzazione offerti dalla Recherche de la vérité di
Malebranche, a proposito di quella che definì come la stupefacente
organizzazione e perfezione degli insetti, che apparivano, fra le
altre cose, dalle evidenti finalità del loro operare. Seguendo Redi
e Malpighi, Vallisneri venne sottilineando l'origine di ogni essere
dalle proprie specifiche uova ed illustrò i cicli vitali ed i modelli
di riproduzione di diversi insetti, come, per esempio, del formicaleone.
La pubblicazione dei Dialoghi portò a Vallisneri
la prima notorietà scientifica e, con essa, la chiamata ad una cattedra
di Medicina pratica all'Università di Padova, allo scopo di contribuire
all'affermazione della filosofia sperimentale in quell'ambiente.
In questa sede Vallisneri trascorse i restanti trent'anni della
sua vita, percorrendo tutti i gradi accademici, sino alla prima
cattedra di Medicina teorica, alla morte, nel 1710, di Domenico
Guglielmini, e raggiungendo una notorietà scientifica internazionale.
Gli anni che seguirono alla nomina alla cattedra
patavina videro Vallisneri concentrarsi negli studi medici, per
far fronte ai nuovi impegni. In sintonia con la riflessione di Francesco
Redi e di Marcello Malpighi, sottolineò la stretta connessione fra
gli studi naturalistici e quelli medici e la funzionalità, recisamente
negata dalla tradizione aristotelica e galenica, dei primi ai secondi.
La scuola medica galileiana, soprattutto nella sua componente più
accentuatamente empirica e descrittiva, era convinta che poco si
conoscesse del funzionamento del corpo umano e che si disponesse
di un numero assai limitato di rimedi. Da qui la convinzione, suffragata
dall'esperienza pratica, che la maggior parte dei farmaci fosse
più nociva che vantaggiosa e che, in tale condizione d'incertezza,
la scelta terapeutica più opportuna fosse quella di limitarsi a
favorire, senza dannose interferenze, l'autonoma azione risanatrice
della natura. Vallisneri fece propria questa tesi, anche se, con
il passare del tempo, tese a riconoscere l'efficacia farmaceutica
di rimedi specifici, come il mercurio nella cura della sifilide
ed il chinino in quella delle febbri periodiche. In ogni caso, come
per la tradizione medica galileiana, il criterio decisionale fondamentale
rimaneva di carattere empirico-statistico, fondandosi sui risultati
ottenuti in somministrazioni sperimentali su gruppi di pazienti.
A partire dal 1710 Vallisneri diede avvio al
periodo di maggior attività editoriale e di successo scientifico
della sua vita. In quell'anno pubblicò le Considerazioni, ed Esperienze
intorno al creduto Cervello di Bue impietrito, le Considerazioni
ed Esperienze intorno alla Generazione de' Vermi ordinari del corpo
umano, la Prima raccolta d'osservazioni, e d'esperienze ... cavate
dalla Galeria di Minerva e fondò, insieme a Scipione Maffei ed Apostolo
Zeno, il "Giornale de' letterati d'Italia".
Nella prima opera Vallisneri prese in considerazione
una memoria presentata da Duverney all'Accademia delle Scienze di
Parigi, dove, con l'illustrazione della rispettiva dissezione anatomica,
si asseriva che la causa della morte di un bue fosse da imputare
alla pietrificazione del suo cervello. Vallisneri rilevò con ironia
l'assurdità di tale ipotesi, sia perché senza cervello, anche temporaneamente,
sarebbe stato impossibile all'animale sopravvivere, sia in quanto
era impensabile che un cervello potesse trasformarsi in pietra,
visto che le leggi della natura possono in qualche caso deviare
dal loro corso ed errare, ma sempre seguendo una loro logica e senza
mai contraddirsi radicalmente.
Nella seconda veniva illustrato il ciclo vitale
dei vermi intestinali dell'uomo e di alcuni mammiferi. Anche qui
l'attenzione si concentrava sulle forme della loro riproduzione.
In questa occasione Vallisneri ebbe modo di utilizzare proficuamente
l'esperienza maturata nello studio degli insetti in ambito medico
e biologico. Seguendo il principio di uniformità delle leggi di
natura gli fu possibile mettere in evidenza l'assurdità della tesi,
che allora godeva di notevole seguito, secondo la quale i vermi
intestinali dell'uomo e dei mammiferi provenivano dalle uova di
altri insetti, ingerite con gli alimenti e, addirittura, con l'aria
respirata. In tal senso Vallisneri evidenziò la riproduzione specifica
anche degli insetti, già perfettamente individuata nei suoi precedenti
studi entomologici, che rendeva assolutamente improponibile una
tesi di tal genere.
La Prima raccolta d'osservazioni, e d'esperienze
... cavate dalla Galleria di Minerva raccoglieva una buona parte,
ad esclusione dei Dialoghi, già ristampati nel 1700, dei contributi
pubblicati sino ad allora da Vallisneri su "La Galleria di Minerva",
di cui fu sempre, sebbene alla fine disgustato dall'editore Girolamo
Albrizzi, un fondamentale collaboratore.
Fu però con il "Giornale de' letterati d'Italia",
di cui condusse direttamente la politica culturale per le discipline
mediche e naturalistiche, che Vallisneri iniziò la sua eccezionale
attività di organizzatore ed animatore, oltre che di collaboratore,
del giornalismo veneto erudito. Questa iniziativa, che rivestì un
ruolo di primo piano nel dibattito culturale e scientifico dell'Italia
del primo Settecento, nacque dall'esigenza, per un verso, di valorizzare
in ambito europeo la cultura italiana, allora largamente sottovalutata
sul piano internazionale, e, per l'altro, di promuovere il metodo
sperimentale nelle scienze della natura e quello erudito nelle discipline
storiche. La storiografia erudita, partita dalla riflessione e dalla
pratica storiografica dei benedettini francesi Mabillon e Montfaucon
ed importata in Italia da Bacchini, Fontanini, Magliabechi, Muratori
e Maffei, fondando la ricostruzione storica sull'analisi e lo studio
dei documenti, introdusse nella ricerca storica l'equivalente del
metodo sperimentale nelle scienze. Nello stesso tempo il "Giornale"
condusse anche una battaglia per il rinnovamento della letteratura,
al fine di accogliere i nuovi modelli, ispirati all'efficacia ed
alla semplicità dei classici, propugnati, in funzione antiretorica
ed antibarocca, dall'Accademia dell'Arcadia. Vallisneri, sebbene,
come si è detto, fosse il responsabile del settore medico e naturalistico,
si assunse però, in solido soprattutto con Apostolo prima, Pier
Caterino Zeno poi, la responsabilità dell'intera iniziativa, come
è facile constatare dalle Lettere di Apostolo Zeno e dalle Lettere
scritte al P.D. Piercaterino Zeno, ponendosi, pertanto, al centro
di un movimento culturale di ampio respiro e largamente interdisciplinare.
Nel 1712 iniziò la collaborazione con le "Academiae
Cesareo-Leopoldinae Carolinae Naturae Curiosorum Ephemerides".
Nel 1713 pubblicò le Nuove Osservazioni, ed Esperienze
intorno all'Ovaia scoperta ne' Vermi tondi dell'Uomo, e de' Vitelli,
dove si illustravano gli apparati riproduttori dei vermi intestinali
e si continuavano l'illustrazione delle osservazioni e gli studi
proposti nel contributo del 1710, e le Esperienze ed Osservazioni
intorno all'Origine, Sviluppi, e costumi di vari Insetti, con altre
spettanti alla Naturale e Medica Storia, che raccoglievano, ma non
solo, osservazioni, spesso arricchite ed integrate, già pubblicate
sui periodici eruditi.
Nel 1714 partecipò al noto dibattito, recentemente
illustrato assai puntualmente da Mauro De Zan, sulla natura della
peste, che fu suscitato dal dilagare dell'epizoozia bovina nelle
campagne italiane fra il 1711 ed il 1714. A causa dell'estrema gravità
economica dell'epidemia, che decimò il patrimonio bovino italiano
e, in particolare, delle regioni padane, dove questo era particolarmente
imponente, le autorità sollecitarono gli studiosi ad occuparsi del
problema, al fine di trovarvi un rimedio. Vallisneri avviò sulla
questione un dibattito epistolare con Carlo Francesco Cogrossi,
suo allievo e seguace, che, adeguatamente integrato e sistematizzato,
venne pubblicato nella Nuova Idea del Male contagioso de' Buoi.
In tale opera Vallisneri e Cogrossi si contrapposero alle tesi tradizionali
della costituzione epidemica, secondo le quali il contagio pestifero
si sarebbe dovuto attribuire a sfavorevoli condizioni climatiche
ed ambientali, che, con la produzione di effluvi e miasmi, come
con la corruzione degli alimenti, avrebbero prodotto l'infezione
ed il suo dilagare. Al contrario, riprendendo, anche se all'interno
di altri riferimenti concettuali, le tesi della pestis animata di
Athanasius Kircher, Vallisneri e Cogrossi avanzarono e sostennero,
sulla base di osservazioni e riflessioni, la teoria del contagio
vivo, che voleva che la peste fosse causata dall'aggressione all'organismo
condotta da vermicelli microscopici, invisibili all'occhio nudo,
che passassero da individuo ad individuo.
Nel 1715 uscirono le Opere diverse, costituite dall'Istoria del
Camaleonte Affricano, dalla Lezione Accademica intorno all'Origine
delle Fontane e dalla Raccolta di vari Trattati.
L'Istoria del Camaleonte illustrò le osservazioni
meticolose, condotte per diversi anni da Vallisneri, sulle abitudini
di vita e sull'anatomia dei camaleonti che aveva ottenuto in dono
da Diacinto Cestoni. In particolare, vennero studiate le loro abitudini
alimentari ed il fenomeno del loro mimetismo, che Vallisneri valutò
utilizzando sia la teoria dei colori di Malebranche che quella di
Newton.
La Lezione Accademica intorno all'Origine delle
Fontane affrontò la questione dell'origine delle acque sorgenti
perenni, avvalendosi delle osservazioni di prima mano condotte da
Vallisneri sulla questione nei suoi molteplici e disagiati viaggi
scientifici condotti sui monti della Garfagnana, ma non solo. Lo
fece, inoltre, avvalendosi di un così lucido approccio sperimentale,
che spesso quest'opera viene considerata un modello esemplare del
metodo galileiano. All'epoca la tesi maggiormente diffusa, che era
stata anche di Descartes, Guglielmini e Ramazzini, attribuiva l'origine
delle sorgenti perenni alle acque del mare, che, attraverso cunicoli
ed alambicchi sotterranei, sarebbero giunte, distillate, sulle cime
dei monti. Questa ipotesi sarebbe stata l'unica, per i suoi sostenitori,
in grado di spiegare la continuità dell'erogazione idrica delle
fonti perenni, anche in presenza di lunghi periodi di siccità. Vallisneri,
avvalendosi delle sopraddette osservazioni, fu in grado di confutare
questa tesi, rilevando come, al contrario, tutte le sorgenti fossero
alimentate dalle acque piovane, direttamente o, nei periodi di siccità,
indirettamente, dallo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai d'alta
quota. Non a caso le sorgenti perenni si trovano sotto i ghiacciai
e le cime innevate e l'acqua sgorga sempre sopra uno strato geologico
impermeabile, raggiunto passando attraverso quelli permeabili. Nel
1725, l'attacco condotto all'opera da Nicolò Gualtieri nelle Riflessioni
sopra l'Origine delle Fontane, permise a Vallisneri di pubblicare,
l'anno successivo, una seconda edizione della Lezione Accademica,
integrata da una cospicua serie di contributi di allievi, ma anche
di scienziati noti, che, con varie osservazioni ed argomentazioni,
sostenevano ed illustravano la tesi del professore patavino. Questa
seconda edizione venne inoltre sintetizzata in un estratto manoscritto
inglese e proposta per la discussione in una seduta della Royal
Society, come intervento autorevole sull'argomento.
La Raccolta di vari Trattati contiene quasi una
ventina di contributi, per lo più già pubblicati in altre sedi,
dedicati a vari fenomeni ed argomenti di carattere naturalistico.
Nel 1721 pubblicò , dopo diverse difficoltà per
ottenere il permesso di stampa dal rappresentante dell'inquisitore
ecclesiastico, l'Istoria della Generazione dell'Uomo, e degli Animali
e il De' Corpi marini, che su' Monti si trovano.
L'Istoria della Generazione, concepita su sollecitazione,
attraverso la mediazione del "comune amico" Bourguet, di Leibniz,
al fine di soddisfare alle sue richieste di approfondimento scientifico
della questione embriogenetica, con la prestigiosa dedica all'imperatore
Carlo VI d'Asburgo e con la successiva traduzione tedesca del 1739,
fu l'opera vallisneriana che ebbe maggiore circolazione europea
e che, intervenendo tanto brillantemente e solidamente su un argomento
di così grande attualità e rilievo filosofico, maggiormente influenzò
la cultura del tempo. L'opera si collocò, come si è visto, nel dibattito
embriogenetico, schierandosi, in linea con la tradizione malpighiana,
a favore del preformismo ovistico nella variante degli inviluppi.
Tale tesi faceva propria la prospettiva creazionistica agostiniana,
che voleva che Dio, all'inizio dei tempi, avesse creato tutto contemporaneamente
e, quindi, anche tutti gli embrioni di tutti gli uomini, inviluppati
nelle ovaie di Eva, che si sarebbero sviluppati, nel corso dei tempi,
in sintonia con la teoria dell'armonia prestabilita di Leibniz,
secondo un disegno divino preordinato. Sempre nell'Istoria della
Generazione , si trova lucidamente illustrato un altro concetto
chiave della visione vallisneriana della natura, che è quello della
grande catena degli esseri, che fondava la propria genesi sia nei
prolungati ed assidui studi d'anatomia comparata del professore
patavino, sia nella sua adesione alla teoria leibniziana, che riconosceva
all'esistente la caratteristica del migliore dei mondi possibile
e, ad ogni essere, la prerogativa della necessità per l'ordine e
l'equilibrio dell'insieme. All'interno di questa prospettiva, la
stessa gerarchia predatoria dei viventi, con la connessa lotta per
la sopravvivenza e l'estrema violenza che questa comportava, appariva
come funzionale alla razionalità ed all'ordine provvidenziale del
mondo.
Il De' Corpi marini, che su' Monti si trovano
affrontò la questione, anch'essa centrale nel dibattito europeo,
delle caratteristiche e dell'origine dei fossili marini presenti
sui monti. Vallisneri prese subito una posizione critica, in modo
esplicito, contro le tesi che ritenevano i fossili degli "scherzi
di natura", operati dalle nature plastiche sulla materia inerte;
resti di alimenti pietrificati; animali marini nati da uova trasportate
sui monti dai vapori ascesi attraverso gli alambicchi ed i cunicoli
sotterranei; ecc., e, in modo implicito, al fine di sfuggire la
censura ecclesiastica, contro la tesi che li spiegava facendo ricorso
al Diluvio universale. In particolare, a proposito della verità
dell'asserzione biblica secondo la quale la vita degli uomini antediluviani
poteva prolungarsi sino a mille anni, Vallisneri utilizzò l'espediente,
per evitare persecuzioni ecclesiastiche, di affermare ufficialmente
il proprio rispetto per il testo sacro, adducendo però poi una quantità
di argomentazioni contrarie assolutamente preponderanti, quantitativamente
e qualitativamente, rispetto a quelle favorevoli. Confutate, quindi,
direttamente o indirettamente, tutte le altre ipotesi, Vallisneri
accreditò come la più probabile - fondandosi sulle proprie osservazioni,
compiute durante i diversi viaggi montani, ma anche su quelle di
suoi autorevoli corrispondenti e di altri autori che si erano occupati
del problema - quella che spiegava la presenza dei fossili marini
sui monti attraverso una serie di inondazioni e trasformazioni geologiche
parziali, che avevano portato all'emersione di terre precedentemente
coperte dal mare e viceversa. Una tale ipotesi, oltre a fondarsi
su dati osservativi assai convincenti, si conciliava perfettamente
con l'immagine provvidenziale del mondo che Vallisneri aveva mutuato
da Leibniz, evitando di ricorrere ad un'immane catastrofe, come
il Diluvio universale, nelle differenti forme in cui fisici e filosofi
del tempo l'avevano immaginato, che vi avrebbe introdotto elementi
di rottura e d'irrazionalità, lesivi della perfezione del disegno
dell'universo e di chi lo creò, nella consapevolezza di tutti i
suoi futuri sviluppi, che si sarebbero succeduti secondo leggi determinate
ed immutabili.
Dopo questo decennio di straordinaria attività
editoriale e scientifica, Vallisneri s'impegnò fondamentalmente
a diffondere e sostenere le proprie tesi, precedentemente illustrate
nelle sue opere, ed a far fronte ai numerosi e gravosi impegni che
gli derivavano dalla sua sempre crescente notorietà nazionale ed
internazionale, limitando significativamente i nuovi studi.
Nel 1722 pubblicò, in forma anonima, sul primo
tomo dei "Supplementi al Giornale de' letterati d'Italia", il Che
ogni italiano debba scrivere in lingua purgata italiana, o toscana,
sostenendo l'opportunità dell'uso del volgare anche per le pubblicazioni
scientifiche, che avrebbero così potuto, fra le altre cose, godere
di una più larga diffusione e conoscenza.
Nel 1725 intervenne, riprendendo il De potu vini
calidi Dissertatio di Davini, nel dibattito medico relativo all'utilità
terapeutica o meno di ricorrere alle bevande ed ai bagni caldi o
freddi, pubblicando il Dell'Uso, e dell'Abuso delle Bevande, e Bagnature
calde, o fredde.
Dal 1726 al 1728 curò la seconda edizione della
Lezione Accademica intorno l'Origine delle Fontane; delle Esperienze
ed Osservazioni intorno all'origine, sviluppi e costumi di vari
Insetti; delle Nuove Osservazioni, ed Esperienze intorno all'Ovaia
scoperta ne' Vermi tondi dell'Uomo e de' Vitelli e del De' Corpi
marini, che su' Monti si trovano, come le raccolte Nuova Giunta
di Osservazioni e di Esperienze intorno all'Istoria Medica, e Naturale
e Raccolta di varie Osservazioni, spettanti all'Istoria Medica e
Naturale ... compilata da Gio. Jacopo Danielli.
Sempre nel 1726 iniziò la stesura del Saggio
alfabetico d'istoria medica, e naturale, che affrontò il problema
della lemmatizzazione di una lessicografia scientifica di settore,
in questo caso medico-naturalistica, per la quale Vallisneri riteneva
il Vocabolario della Crusca largamente carente ed improprio. Rimasta
incompiuta al momento della sua morte, avvenuta il 18 gennaio 1730,
l'opera fu poi pubblicata postuma, come, anche, accadde per l'ultima
edizione, rivista ed ampliata, dei Dialoghi, nelle Opere fisico-mediche,
uscite nel 1733 a cura del figlio Antonio Vallisneri jr.
Nel 1728 sollecitò e sostenne Angelo Calogerà
ad intraprendere la pubblicazione degli "Opuscoli scientifici e
filologici", ai quali collaborò con l'invio di diversi pezzi sino
alla morte.
Una produzione ed una riflessione, dunque, quelle
vallisneriane, assai ampie ed articolate, che si collocarono lungo
il fronte più avanzato del dibattito europeo e che, attraverso l'influenza
del pensiero malebranchiano prima, leibniziano poi, superarono i
limiti del dualismo e del meccanicismo cartesiani. Una lezione,
però, anche, che, fondandosi su puntuali osservazioni naturalistiche,
entomologiche e d'anatomia comparata, sviluppò alle estreme conseguenze
dell'orizzonte scientifico e filosofico pre-illuministico, a cui
pur Vallisneri profondamente apparteneva, il concetto dell'analogia
tra i regni della natura e l'idea della grande catena degli esseri.
Un'opera che costituì un significativo, anche se non sempre adeguatamente
riconosciuto, punto di passaggio verso la stagione illuministica,
della quale l'illustre scienziato scandianese giunse ad intravedere,
per il versante storico naturalistico, diverse direzioni di sviluppo
e di superamento della prospettiva a cui egli stesso apparteneva.
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