Archivio fotografico
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Garfagnana, Tana che urla
Scandiano, Affioramenti gessosi
Regnano, Salse bituminose
Valle Re, Fontanili
Equi Terme, Buca d'Equi
 

 


Osservazioni geologiche
Sez. 4 - Salse bituminose

Didascalie a cura di Francesco Luzzini, con la collaborazione di Stefano Meloni e Oscar Poli
Fotografie di Stefano Meloni

A. Vallisneri, Quaderni di osservazioni, Volume I, a cura di Concetta Pennuto, Introduzione di Dario Generali, Note biologiche di Andrea Castellani, Firenze, Olschki, 2004, pp. 40-41.

«Fui a vedere la salsa di Querzola. Questa in due lochi bolliva, come pentola al foco, e di quando in quando gettava all’aria spruzzi di fango. Nel bollire esce sempre terra di color cinerizio, che cola giù per lo monte, ed arriva sino a un rivo in fondo di quello. Gettativi sassi, ovve erano que’ bollori, sprofondavano in abisso. Poco lungi dal sito de’ bollori vi sono due sorgenti d’acqua limpida, e cristallina, e mutando loco quelli, ancor l’acqua muta loco. Narrano i paesani, che quando s’infuria (e si sente da Scandiano chiaramente il boato, o rimbombo) getta all’alto, come torri, la terra co’ sassi, e di notte tempo si vedono framezzo sprizzi di faville, e di luce. Anticamente era piccolissima, e appena cognita, ora è grandissima, ed occupa di spazio un buon tratto del monte. Alle volte ha spruzzata terra, e sassi sin sopra una casa lungi un tiro di pistola, ed una volta fra l’altre furono necessitati a fuggire, tremando, e muggendo il suolo, di modo, che la casa in varii lochi sdrucì. Lungi un mezzo miglio ve n’è un’altra più piccola, ma più non bolle. Quella terra, che vomita fuori è bonissima per esiccare i tumori particolarmente delle gambe. Ne’ tempi umidi, e quando il tempo vuol far mutazione di buono in cattivo, bolle, e romoreggia più del solito, e a noi da Scandiano rassembra il tuono, quando è più cupo, e lontano, e facilmente inganna. Dicono esservene un’altra verso i nostri Appenini, ma più grande, siccome asseriscono essere più grande anche quella di Montezibio di Sassolo».

 
Le salse di Regnano
Una salsa, in geologia, è definibile come un fenomeno di vulcanismo secondario. Consiste nella fuoriuscita dal terreno di una miscela fangosa fredda a bassa temperatura composta da acqua, argille, anidride carbonica e idrocarburi (in genere metano). Il fango fuoriuscito secca in prossimità del cratere e si accumula, formando veri e propri vulcani. La fuoriuscita naturale del gas dalle sacche sotterranee dove è custodito è il risultato dei lenti, ma costanti movimenti orogenetici che interessano la zona. La crescita dei piccoli vulcani è in equilibrio tra il continuo apporto di fango dal sottosuolo e il dilavamento operato dalla pioggia. Il termine salsa deriva dal contenuto in salsedine, tale da rendere la sostanza salata al gusto. La salinità è pari a 1/2-1/3 di quella marina.
Nella foto si può osservare il cratere principale, ancora in attività. La zona coperta dal materiale bituminoso ha assunto una colorazione grigia. Le ultime due emissioni di una certa entità si sono verificate nel 1915 (durata 15 giorni) e nel 1932. Sembra tuttavia che ancora alla fine del XVIII secolo si verificassero eruzioni di notevole violenza, con getti di fango che potevano raggiungere a volte l’altezza delle chiome degli alberi circostanti. Fenomeno, questo, accompagnato dal dilatarsi delle bocche eruttive e dalla formazione di fenditure verticali nel terreno. In uno degli episodi più violenti, accuratamente descritto nel 1796 dal medico Domenico Gentili, al termine dell’eruzione la massa di fango collassò, provocando una frana nei campi sottostanti. Negli ultimi anni le salse stanno attraversando una fase di relativa quiescenza, che si riflette anche in una minore estensione della zona interessata. Ai tempi di Vallisneri questo fenomeno era assai più esteso, e che occupava buona parte del versante (foto Meloni).
 
Salse di Regnano
È qui visibile uno dei crateri secondari, soltanto debolmente attivo. Sebbene le emissioni gassose di questo genere avvengano anche in altre località dell’Emilia (come ad esempio a Nirano e Montegibbio), le salse di Regnano sono le più appariscenti nel loro genere. Le fuoriuscite di gas avvengono di solito a intervalli di pochi secondi una dall’altra; la loro intensità e frequenza non sono costanti nel tempo, e passano da fasi di relativa calma a episodi di eruzione più copiosa. La variazione dell’attività eruttiva non ha una periodicità precisa, ma dipende da deboli fenomeni sismici che provocano l’aumento della tensione del gas. In passato alcuni enti e ditte (AGIP e Società Petrolifera Italiana) hanno compiuto delle ricerche nei territori limitrofi per cercare sacche di metano sfruttabili energeticamente, ma senza risultati soddisfacenti (foto Meloni).
 
L’interno di uno dei crateri attivi delle salse di Regnano
È possibile vedere le bolle causate dalla fuoriuscita di gas (foto Meloni).
 
Colata di fango
In questa colata di fango le striature nere testimoniano la presenza di idrocarburi liquidi nelle salse (foto Meloni).